Dea Madre
Cabina d’ascolto regressivo

Installazione/Performance interattiva

Concetto e interpretazione : Caterina Perazzi
Realizzazione plastica :
Justine Macadoux, Violaine de Cazenove, Caterina Perazzi
Musica : Jean Voguet



Sotto l’alto patronato della Grande D. M. (Dea Madre)

Dedicato a Daniela Minetti (la mia mamma),
che mi ha generato due volte.


Progetto artistico

All’inizio di questo progetto una « visione ». Vedo la Dea, sono dunque nella posizione di spettatrice.
Mi trovo in un gruppo di persone. In lontananza, si vede la Dea su di un trono. Solenne, beata. Icona sacra e immagine profana. Lontana e accogliente. Terribile e piena d’amore.
L’icona santuario risplende, come una slot machine, sotto un’insegna lampeggiante color fucsia.
Attorno a lei la luce risplende e pulsa in un’immensa auréola purpurea.

Un uomo si stacca dal gruppo e cammina nella sua direzione.
Dai suoi occhi di Madonna cola una lacrima. Dai seni nudi una goccia di latte. Sulla sua pelle si tessono fragili trame di pizzo. Le unghie dei piedi piantate nella terra.

Come una gonna, lunghe frange scendono al suolo, disegnando geroglifici organici e preziosi.
Un’enorme vulva si apre tra le sue gambe divaricate. Una fessura che si schiude su un contenitore ovattato, un riparo, un casco, dove accoccolarsi testa e anima.
L’uomo arriva ai piedi del trono, s’inginocchia. La Dea gli posa sulle spalle mani piene di tenerezza, come una benedizione.
Per un attimo il bambino nell’uomo si risveglia, il suo cuore in risonanza con il cuore della Madre. Lei, con ferma dolcezza, attira la testa dell’uomo dentro la sua cavità.
Passaggio a ritroso, senso vietato, terrore primordiale del ritorno verso l’ignoto.

La soglia si schiude. Gli occhi dell’uomo si chiudono. Il cuoio capelluto sfiora i tessuti, aderisce alle pareti, la pelle vive il passaggio millimetro per millimetro; la fronte supera la soglia, poi entrano le orecchie, il naso, le guance, la bocca.
Oscurità. Dentro, il suono lo accoglie, l’avviluppa, lo penetra fino al cervello, fino al cuore.
Tutto invita ad arrendersi, mentre l’uomo intimorito, bersagliato dai simboli, tenta di riprendere il controllo.
Ma tutto invita alla resa, tutto é carezza perché l’uomo si apra alla potenza dei simboli e alla lacerazione dei messaggi contradditori. Perché si lasci trasportare dall’immaginario e dalle emozioni che lo attraversano.
Il gruppo é rimasto lontano, l’azione si svolge nell’intimità di un altrove.

Vedo e vivo nel pensiero questo « passaggio ».
Questa immersione nelle profondità uterine della Dea ci riporta alle profondità dell’anima, all’inconscio personale e collettivo, spostando l’esperienza sul piano mitico (la Grande Madre). La mia esperienza.
33 anni. Una relazione con mia madre per certi aspetti ancora fusionale. Giungo a un momento di saturazione rispetto alla dimensione simbiotica in tutte le relazioni.
L’ora é venuta. Sabbie mobili. Scompiglio. Violento, però vitale. Vitale, però violento.
Mi aggrappo. Ma no ! non a mia madre ! Mi aggrappo al compito che mi sono data.
Mentre cerco a tentoni il mio nuovo modo d’essere nel mondo, sogni, immagini, vengono a parlarmi.

In questo contesto la vagina diviene una delle porte che danno accesso, per restare nella figurazione mitologica, all’ « Aldilà » : penso a Odisseo, Eracle, Orfeo, Gesù, Dante.
Il loro viaggio negli inferi racconta un percorso psichico che conduce i protagonisti verso un’altra comprensione di sè e delle cose che permette loro di superare gli ostacoli e di arrivare al compimento delle loro gesta. Penso a Jung e al suo viaggio nella psiche attraverso il processo dell’immaginazione attiva.

La Dea e l’uomo in lei. Le sue mani si posano di nuovo su di lui, sulle sue spalle, e, venuto il momento, lo espelle. La sua nuca sfiora i tessuti, la testa si estrae, gli occhi si riaprono.
Seconda nascita.


Processo creativo

Sin dalla sua prima « apparizione » (luglio 2010), l’immagine é stata molto chiara.
Rapidamente ho visto attraverso quali elementi dovevo agevolare la condizione di disponibilità nello spettatore.
In seguito, la ricerca si é concentrata sulle tecniche di realizzazione della struttura e sull’acquisizione dei vari elementi che la costituiscono.
In agosto ho proposto a Jean Voguet di realizzare la musica per l’interno del casco-vagina (composizione in corso) utilizzando scientemente l’azione delle frequenze sonore sulle onde cerebrali perché il suono, come espresso nel titolo stesso – cabina d’ascolto regressivo, sia evocatore di questa dimensione interna e intima e aiuti lo spettatore a lasciarsi andare all’esperienza.
In settembre ho poi intrapreso assieme a Justine Macadoux e Violaine de Cazenove una prima fase di ricerca e di produzione sugli accessorî direttamente connessi al corpo della Dea. Attualmente sono alla ricerca degli altri elementi strutturali dell’installazione.
La prossima tappa di lavoro si svolgerà in gennaio assieme a Violaine de Cazenove.


Date previste :
  • 11 giugno 2011 : "CRANE / Art_Tuilage 11" - Château de Chevigny 21140

  • 3 luglio 2011 : "d’abord les forêts… / opus 2" - Maison Laurentine 52210

  • 16 luglio 2011 : 6B - 93450 Saint Denis

  • Settembre 2011
    - "Aizu Art College Performance Festival", Mishima
    - "Mixed Media Art Collaboration Festival", Tokyo

La Dea Madre - Cabina d'ascolto regressivo é stata già presentata :
  • 19 marzo 2011 : alla Machine du Moulin Rouge, a Parigi


Contact : Caterina Perazzi

Dossier dello spettacolo (pdf - 5644ko)


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